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Italia fra i paesi con la miglior assistenza per il piede diabetico

Il piede diabetico è una delle principali complicanze del diabete e spesso porta ad amputazione dell’arto. Secondo uno studio pubblicato su Acta Diabetologica, l’Italia è però risultata fra i paesi con il minor numero di amputazioni.

Il piede diabetico come complicanza del diabete

Il diabete è una patologia che può avere complicanze su diversi organi, fra i quali gli occhi, i reni, i nervi e le arterie. Una complicanza frequente e pericolosa è il cosiddetto piede diabetico, una malattia secondaria alla neuropatia, ovvero alla malattia dei nervi e all’arteriopatia occlusiva periferica, ovvero alla malattia delle arterie che porta alla loro occlusione.
Le cause di questa problematica sono gli alti livelli di glucosio, spesso mal controllati, che vanno a depositarsi su arterie e nervi, danneggiandoli.
La persona lamenta progressivamente una mancanza di sensibilità a livello periferico con conseguente rischio di ferirsi senza accorgersene e con la comparsa di ulcere, che possono progredire fino a causare infezioni o gangrena e portare anche ad amputazione.

Italia al terzo posto fra i paesi OCSE con il minor numero di amputazioni del piede diabetico

Secondo un recente studio pubblicato da Acta Diabetologica, l’Italia rientra insieme a Corea e Lussemburgo, fra i tre paesi al mondo con il minor numero di amputazioni secondarie a piede diabetico.
Le amputazioni degli arti sono in netta diminuzione in tutti i paesi dell’OCSE, dove è stato registrata una riduzione del 30% nel triennio 2010 -2013, anche se vi sono differenze importanti fra paese e paese.
La comunità di diabetologi italiani ha cercato di spiegare gli ottimi numeri dell’Italia.

Dall’analisi dei dati è emerso che il diabete essendo considerata “malattia protetta” con la legge 115/87 ha sempre goduto di interesse sociale e sono stati sempre messi al primo posto la prevenzione, la diagnosi precoce e le cure tempestive.
Inoltre, su tutto il territorio nazionale sono distribuiti centri diabetologici che permettono di fornire un’assistenza efficace e capillare, e che permettono un minor numero di complicanze a lungo termine e una mortalità inferiore.

La cura del piede diabetico in Italia

In Italia è presente una rete per la prevenzione e cura del piede diabetico, costituita da 46 centri di primo livello, 95 centri di secondo livello e 36 centri di terzo livello (centri di riferimento).
Gli eventi acuti da diabete sono considerati un’emergenza medico–chirurgica da trattare tempestivamente per prevenire complicanze più gravi e nel nostro paese si sono inoltre sviluppate molte competenze per la rivascolarizzazione degli arti in necrosi dei pazienti con conseguente salvataggio dell’arto.
Non da ultimo, l’industria calzaturiera italiana ha sviluppato prodotti specifici rendendo disponibili calzature ed inserti plantari che permettono la prevenzione delle ulcere sia nei pazienti a rischio che non hanno mai avuto ulcera , sia nei pazienti guariti da una precedente ulcera.
Luigi Uccioli, professore associato di Endocrinologia dell’Università di Roma Tor Vergata, Responsabile Unit Piede Diabetico Policlinico Tor Vergata di Roma, sottolinea la necessità che la cura del piede diabetico venga affidata ad un team multi – specialistico, guidato da un diabetologo/endocrinologo o internista, con specifica formazione sul piede diabetico, in grado di coordinare tutti gli aspetti ed i tempi della cura.
Questo tipo di organizzazione può garantire al paziente diabetico un percorso di prevenzione e cura che può ridurre significativamente il rischio di amputazione.
Uccioli sottolinea inoltre che a fronte invece degli ottimi risultati registrati nella realtà italiana, il ‘modello italiano’ della cura del piede diabetico è stato proposto come quello da seguire per ridurre le amputazioni nei Paesi che registrano invece esiti meno positivi.

Autore /

Nata come interprete in ospedale, dove si è innamorata di tutto ciò che vedeva, diventa infermiera nel 2006. Prima in pronto soccorso e medicina d'urgenza, ora in rianimazione. Un master in area critica presso l'Università di Bologna e la laurea magistrale in Scienze Infermieristiche. Infermiera, moglie, mamma di una boxerina pelosa, ballerina a tempo perso. Profondamente innamorata della vita, e con tanta voglia di migliorare il mondo!

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