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Stent posizionato in un'arteria
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Amputazione degli arti inferiori: un nuovo trattamento per ridurre il rischio

Uno studio italiano condotto nell’ospedale San Donato di Arezzo ha messo in luce nuove opportunità per il trattamento chirurgico dell’ischemia critica agli arti inferiori, per ridurre il rischio di amputazione e migliorare la qualità di vita delle persone. L’ischemia critica degli arti inferiori è una complicanza pericolosa e non rara nei pazienti diabetici, che può portare a dolore agli arti inferiori, crampi, fino ad amputazione. L’utilizzo di palloni rivestiti da un farmaco antiproliferativo ha il vantaggio di evitare l’impianto di protesi permanenti.

Ischemia degli arti inferiori e diabete

Il diabete è una malattia che può avere conseguenze su diversi distretti del corpo. Può causare danni in particolar modo agli occhi, ai reni, ai nervi e ai vasi delle gambe.

Si parla di ischemia critica degli arti inferiori quando la persona diabetica presenta un’arteriopatia periferica, ovvero una malattia delle arterie degli arti inferiori, che si manifesta con crampi muscolari, dolore a riposo, e talvolta lesioni e ulcere anche importanti. Se evolve, la malattia può causare ischemia dell’arto, ovvero la morte dei tessuti della gamba, causata da un mancato afflusso di sangue.

L’ischemia critica degli arti inferiori rappresenta una complicanza importante, che comporta ospedalizzazione e gravi conseguenze sulla qualità della vita delle persone. Può addirittura portare ad amputazione dell’arto, se non trattata adeguatamente.

Francesco Liistro, responsabile dello studio scientifico e dell’”Unità Interventistica Cardiovascolare dell’ospedale San Donato” spiega infatti che “se i pazienti non vengono trattati prontamente ed in modo appropriato, rischiano di andare incontro ad amputazioni anche maggiori degli arti inferiori, con gravi ripercussioni sul paziente ma anche per la famiglia e la società”.

Il trattamento dell’ischemia critica degli arti inferiori si basa sulla rivascolarizzazione dell’arto, ovvero sulla riapertura del vaso chiuso con un conseguente ripristino del circolo sanguigno. Prende il nome di angioplastica, che consiste nella dilatazione del vaso ristretto o chiuso attraverso un palloncino e, se necessario, può essere posizionato uno stent, ovvero una protesi metallica, che lo mantiene pervio nel tempo.

Lo studio italiano

È stato pubblicato sulla rivista cardiologica Journal of the American College of Cardiology lo studio condotto nell’ospedale San Donato di Arezzo sul nuovo trattamento dell’ischemia critica degli arti inferiori in pazienti diabetici.

Lo studio ha confrontato l’utilizzo di nuovi palloni rivestiti da un farmaco antiproliferativo (paclitaxel) con l’utilizzo di stent a rilascio dello stesso farmaco. È emerso che i due trattamenti non hanno esiti differenti nel corso del tempo, in particolare sull’eventuale “richiusura” del vaso. Questo dimostra che il nuovo trattamento risulta efficace senza lasciare all’interno del vaso una protesi permanente.

Dallo studio è emerso infatti che ad un anno di distanza dall’angioplastica, l’arteria trattata rimane aperta nell’80% dei casi, sia utilizzando i palloni ricoperti da farmaco sia gli stent a rilascio di farmaco.

Leonardo Bolognese, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare della Sud Est spiega che “la grande sfida per il futuro è quella di ottimizzare ulteriormente non solo il trattamento dei pazienti che si presentano con ischemia critica, ma anche le strategie di prevenzione della malattia e della recidiva dopo angioplastica, attraverso il coinvolgimento multidisciplinare di tutti gli specialisti coinvolti nella difficile e complessa gestione del paziente diabetico con complicanze cardiovascolari”.

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