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Alzheimer, diagnosi precoce con un nuovo esame del sangue

Messo a punto negli Stati Uniti, il nuovo esame del sangue sarà in grado di rilevare con largo anticipo la presenza di depositi di beta-amiloide. Si tratta della proteina caratteristica dei pazienti colpiti da Alzheimer. Questo, insieme ai due fattori di rischio, che sono l’età superiore ai 65 anni e la variante genetica APOE4, offriranno un’accuratezza dei risultati del 94%. Inoltre, questo potrebbe influire positivamente sulla mente del paziente.

Il test che anticipa i sintomi dell’Alzheimer

donna anziana alzheimerDeliri, risvegli notturni, urla, progressiva incapacità di gestire qualsiasi cosa e di riconoscere chiunque. Sono questi i sintomi dell’Alzheimer. Un lento morire che uccide non solo la sua vittima ma anche chi gli sta accanto. Spesso si tratta di un familiare, impreparato a tutto ciò che verrà. Questo perché di solito quando viene diagnosticata la malattia è troppo tardi.

Adesso dagli Stati Uniti arriva una svolta. Si tratta di un nuovo esame del sangue. Un test che potrebbe cambiare il destino di milioni di famiglie. Il merito è dei ricercatori della Washington University School of Medicine di St Louis che grazie ad uno studio condotto su 158 persone di età superiore ai 50 anni sono riusciti ad intercettare in anticipo e con precisione la comparsa dell’Alzheimer.

Quando la malattia si sta formando infatti nel cervello si formano dei grumi di beta-amiloide, una proteina che ne indica la comparsa e l’avanzamento. Il nuovo esame è in grado di misurare con estrema precisione questa proteina. In particolare, di verificare le concentrazioni di due forme di beta amiloide (la Aβ42 e la Aβ40) nel sangue. Più depositi di beta-amiloide ci saranno, più basso sarà il rapporto tra le due forme (Aβ42/Aβ40).

In questo modo, tenendo conto anche dei due fattori di rischio, l’età superiore ai 65 anni e la variante genetica APOE4, sarà possibile diagnosticare la malattia con molto anticipo rispetto ai suoi sintomi, e forse addirittura anche di vent’anni. Periodo entro il quale di solito si formano i grumi.

Una svolta rispetto alla Pet per amiloide

Finora per confermare la malattia si è ricorso all’amy-Pet, un innovativo e costosissimo esame di diagnostica per immagini in grado di evidenziare le placche di amiloide. Il solo esame del sangue invece basterebbe a confermare la malattia riducendo di fatto di due terzi il ricorso a questa diagnostica e risparmiando ben 4mila dollari a Pet. Oltretutto, il test offrirebbe la possibilità, grazie all’anticipo con cui si entra a conoscenza della malattia, di testare i nuovi farmaci per la prevenzione.

L’esame non è ancora disponibile nella pratica clinica, ma potrebbe diventarlo in pochi anni. Giusto il tempo di disporre di quei farmaci in grado di agire sulle fasi iniziali della malattia. In realtà ne esistono già alcuni tipi ma la sperimentazione non ha dato i risultati sperati, proprio perché effettuata su persone che avevano già i sintomi dell’Alzheimer. Invece, grazie al nuovo test sarà possibile usare questi farmaci su pazienti nella fase precoce e vedere così se funzionano davvero.

Diagnosi precoce: gli effetti sulla mente

Il nuovo esame del sangue potrebbe inoltre avere dei risvolti psicologici positivi anche su pazienti e parenti. Dipende principalmente da quante garanzie sarà in grado di offrire la sperimentazione dei nuovi farmaci, dai loro risultati. A spiegarlo Davide Algeri, psicologo e psicoterapeuta Breve di Milano “La nuova scoperta, in parte condiziona e in parte aiuta la risposta del paziente alla malattia. Ci sono infatti implicazioni etiche. Conoscere la notizia senza una cura efficace potrebbe produrre degli effetti negativi ed essere controproducente. Viceversa, saperlo e avere una cura possibile potrebbe servire per lavorare a livello preventivo. Lo stesso vale per i famigliari che oltretutto potrebbero organizzarsi per tempo in termini di assistenza. Una cosa è trovarsi catapultati improvvisamente in questo mondo, diverso è invece aspettarselo. Avrebbero la possibilità di elaborare la cosa in modo graduale e arrivare preparati, in caso la malattia non riuscisse a fermarsi neanche con i nuovi farmaci.

D’altra parte – conclude Algeri – la malattia è come un lutto da elaborare, se lo sai prima anticipi l’elaborazione. Perché passare in mezzo al dolore serve per venirne fuori”.

Autore /

Siciliana d'origine, sono nata e cresciuta nel capoluogo di provincia più alto d'Italia, Enna. Una laurea in Giornalismo, una specializzazione in riprese e montaggio video e un diploma come Infermiera Volontaria della Croce Rossa Italiana. Dal 2008 sono iscritta all'Ordine dei Giornalisti. Lavoro come giornalista, videomaker, OSSS e mamma. Credo nel lavoro di squadra, nella forza del web, nella determinazione e professionalità. Creativa e avida di conoscenza, coltivo molti interessi. Non sopporto i “furbetti". Adoro confrontarmi con gli altri e mettermi alla prova, sul lavoro e nella vita privata.

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