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Cesareo, in Italia 1 parto su 3 è per via chirurgica

Seppure con molte differenze tra una regione e l’altra, in Italia il 33,7% delle nascite avviene per via chirurgica. A stabilirlo, il Rapporto annuale sull’evento nascite in Italia – Cedap 2016.

Nascite, in Italia si ricorre troppo al bisturi

In Italia, “c’è un ricorso eccessivo al parto per via chirurgica”. A rivelarlo il Rapporto annuale sull’evento nascite in Italia – Cedap 2016. Secondo i dati raccolti dai ricercatori e che fanno riferimento a tre anni fa , nel nostro paese il 33,7% dei parti è avvenuto con taglio cesareo.

Si chiama così l’intervento operatorio che permette l’estrazione del feto attraverso le pareti uterina e addominale, precedentemente aperte attraverso un taglio chirurgico. È una pratica antica che risale al periodo romano. In quell’epoca, se la donna moriva durante il travaglio, secondo la legge Cesarea, si era obbligati ad eseguire un taglio per salvare il bambino.
A metà dell’800, invece, si iniziò a praticare un nuovo tipo di cesareo e ad estrarre l’utero durante l’intervento. La donna rimaneva in vita, ma non poteva più avere figli. Dall’inizio del ‘900 fino ad oggi invece si effettua una tecnica meno invasiva e più sicura che prevede l’incisione dell’utero con un taglio trasversale, lasciando così la possibilità alla donna di avere altri figli, in alcuni casi anche con parto naturale.

Sebbene ci siano differenze geografiche, in media si effettuano più parti cesarei nelle case di cura accreditate (50,9%) che negli ospedali pubblici (31,7%). Mentre la procedura è più praticata dalle donne con cittadinanza italiana (35,4%) rispetto alle donne straniere (27,8%).

Quando fare il parto cesareo

I risultati del Rapporto sulle nascite 2016 fotografano una realtà preoccupante, in cui il taglio cesareo è diventato sempre più spesso una scelta immotivata e non una reale necessità. In Italia, così come in altri paesi industrializzati, la pratica è in continuo aumento, senza che questo porti sempre ad un reale vantaggio per la salute della donna e del bambino. Per questo motivo già nel 1985, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva raccomandato di non superare la soglia dei cesarei del 15%.

Le Linee guida del Ministero della Salute prevedono alcuni casi particolari in cui è necessario ricorrere al parto cesareo e sono:

  • situazione di emergenza in cui la vita della mamma e/o del bambino sono a rischio
  • se il feto ha una posizione podalica, ossia i piedi verso il basso
  • se si tratta di gravidanze gemellari con la stessa placenta e sacco amniotico
  • se la placenta è previa e quindi copre tutto o parte dell’orifizio uterino interno
  • se la donna è affetta da Hiv o altre gravi infezioni, oltre una certa carica virale
  • se il bacino della donna è troppo stretto
  • se la donna è diabetica e il feto è superiore ai 4,5 kg.

In Italia si nasce di meno

Sebbene in Italia si nasca di più con la procedura del cesareo, è anche vero che si nasce di meno in termini numerici generali. Il Rapporto svela come ci sia stato un calo rispetto al passato, passando da un totale di 486.451 nati nel 2015 a 474.925 nati nel 2016. Inoltre, il 21% di questi parti avviene da madri non italiane.

“Tale fenomeno è più diffuso nelle aree del Paese con maggiore presenza straniera, ovvero al Centro-Nord, dove più del 25% dei parti avviene da madri non italiane – osservano gli esperti del ministero – in particolare, in Emilia Romagna e Lombardia, il 32% delle nascite è riferito a madri straniere. Le aree geografiche di provenienza più rappresentate sono quella dell’Africa (25,9%) e dell’Unione europea (25,4%). Le madri di origine asiatica e sudamericana costituiscono rispettivamente il 18,6 % ed il 7,6% delle straniere”

Per quanto riguarda invece l’età media delle madri, è di 32,8 per le italiane e 30,2 per le straniere. Mentre sul titolo di studio risulta che il 44,2% delle madri italiane ha una scolarità medio alta, il 28% medio bassa e il 27,8% la laurea. Al contrario delle madri straniere, la cui scolarità nella maggior parte dei casi risulta essere medio bassa (45,9%). Così come, il 62,2% delle madri italiane ha un’occupazione lavorativa, mentre tra quelle straniere nel 51,7% dei casi sono casalinghe.

Controlli in gravidanza

Interessante il collegamento evidenziato dal Rapporto, tra titolo di studio e numero di controlli in gravidanza. Durante i nove mesi di gestazione, infatti, la donna dovrebbe effettuare alcune visite mediche per verificare lo stato di salute suo e del feto. Tra queste, visite ginecologiche, esami del sangue, ecografie, esami particolari come la translucenza nucale per valutare la probabilità di malformazioni al feto, controllo del peso e tante altre. Lo studio condotto in Italia nel 2016, però, ha sottolineato che le donne con scolarità medio bassa effettuano la prima visita tardivamente, addirittura dopo l’11esima settimana. Si tratta dell’11,7% delle donne con un titolo di studio elementare o senza titolo.

Ancora, al momento del parto la donna preferisce avere vicino il padre del bambino (92,2%), poi un famigliare (6,4%) ed infine un’altra persona di fiducia (1,4%). Lo studio ha trattato anche il tema della procreazione assistita, effettuata in media 1,93 volte ogni 100. La tecnica più utilizzata è la Fivet, fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell’utero. Poi la Icsi, fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma.

Autore /

Siciliana d'origine, sono nata e cresciuta nel capoluogo di provincia più alto d'Italia, Enna. Una laurea in Giornalismo, una specializzazione in riprese e montaggio video e un diploma come Infermiera Volontaria della Croce Rossa Italiana. Dal 2008 sono iscritta all'Ordine dei Giornalisti. Lavoro come giornalista, videomaker, OSSS e mamma. Credo nel lavoro di squadra, nella forza del web, nella determinazione e professionalità. Creativa e avida di conoscenza, coltivo molti interessi. Non sopporto i “furbetti". Adoro confrontarmi con gli altri e mettermi alla prova, sul lavoro e nella vita privata.

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