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Svezzamento, in 10 anni pediatri più elastici

Il 90% dei pediatri italiani mostra molta cura verso la fase di transizione alimentare del bambino da latte a semi-solida e poi solida. In un’unica parola, svezzamento. È quanto risulta da un sondaggio della Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (Sicupp).

I tempi che cambiano

Quando iniziare l’allattamento al seno, per quanto tempo, quando introdurre i cibi semi-solidi e cosa proporre. Tutto questo fa parte delle questioni legate alla nutrizione del bambino. Un argomento di cui si sono occupate tutte le culture in ogni periodo storico. Per quanto riguarda lo svezzamento in particolare ci sono sempre state versioni contrastanti.
Si è passati dagli indiani dell’800 a.C. che lo consigliavano solo dopo il primo anno di vita, agli antichi Greci che facevano allattare i neonati dalle balie solo per sei mesi. Per poi passare direttamente a cibi e pappe. Versione quest’ultima che si avvicina molto alle linee guida attuali del Ministero della Salute.

Ai giorni d’oggi, le diversità nella scelta da parte dei pediatri di tempi e modi in cui iniziare lo svezzamento sembrano essersi attenuate. Da una survey del Sicupp, infatti, è risultato che la maggior parte dei pediatri italiani, da 10 anni, sono al passo con i tempi. Il 90% di loro sono disponibili a valutare i cambiamenti culturali e alimentari e a riconsiderare il proprio atteggiamento sullo svezzamento. Tuttavia esistono ancora alcune diversità sull’argomento.

I risultati della ricerca

A partecipare all’indagine di Sicupp, 350 pediatri di famiglia, ai quali è stato chiesto di descrivere il loro personale comportamento al momento della cosiddetta “Alimentazione Complementare“.

“Praticamente tutti dichiarano di prendersi cura di questo momento cruciale nei bilanci di salute e di fornire consigli specifici. I pediatri mostrano una notevole duttilità – spiega Paolo Brambilla, pediatra di famiglia Sicupp e responsabile del progetto – e circa la metà afferma di utilizzare strumenti diversi a seconda del bambino e della famiglia che ha di fronte. Tre su 4 usano gli schemi definiti di svezzamento e uno su 4 il cosiddetto autosvezzamento o alimentazione a richiesta”.

Per quanto riguarda i tempi di inizio dello svezzamento, continua il medico “per tre su 4 l’ideale è tra i 5 e i 6 mesi e comunque per nessuno si inizia prima dei 4 e dopo i 7 mesi. La grande maggioranza (il 90%) fornisce indicazioni precise circa la quantità di carne e consiglia di aggiungere sale ai cibi dopo l’anno di vita. Tutto questo in accordo con le linee guida internazionali, dato che entrambi sono considerati segnali di attenzione verso una corretta nutrizione sin dai primi mesi di vita”.

Ma quando è meglio iniziare? Anche su questo ci sono due versioni, spiega Brambilla: “C’è chi dà più rilevanza alle abilità acquisite e al comportamento del bambino (60%) e chi alle necessità nutrizionali (40%). Questi ultimi sembrano suggerire un inizio più precoce e il ricorso a schemi definiti, danno indicazioni sulla quantità di carne e consigliano di aspettare il compimento dell’anno per l’introduzione del cibo dei genitori e per l’aggiunta di sale.

“C’è poi chi tende a far iniziare lo svezzamento un pò più tardi, usa più facilmente l’alimentazione responsiva e non segue degli schemi precisi, né fornisce indicazioni sulla quantità di sale e proteine. Per noi pediatri – conclude il medico – quest’ultimo punto è fondamentale e abbiamo bisogno di avere un consenso e comportamenti condivisi su tale aspetto”.

Autore /

Siciliana d'origine, sono nata e cresciuta nel capoluogo di provincia più alto d'Italia, Enna. Una laurea in Giornalismo, una specializzazione in riprese e montaggio video e un diploma come Infermiera Volontaria della Croce Rossa Italiana. Dal 2008 sono iscritta all'Ordine dei Giornalisti. Lavoro come giornalista, videomaker, OSSS e mamma. Credo nel lavoro di squadra, nella forza del web, nella determinazione e professionalità. Creativa e avida di conoscenza, coltivo molti interessi. Non sopporto i “furbetti". Adoro confrontarmi con gli altri e mettermi alla prova, sul lavoro e nella vita privata.

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