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Dieta sbagliata negli ospedali per i malati di tumore

La dieta accelera o riduce i tempi di guarigione nei pazienti affetti da tumore che hanno subito un intervento. A stabilirlo una statistica condotta su degenti in cura al Karolinska Institute. Il consumo di cibi sani infatti può contrastare le metastasi e le recidive. Ma gli ospedali che seguono le linee guida alimentari sono ancora troppo pochi.

Cibi che favoriscono la guarigione

Anche se di fatto non esiste una vera e propria dieta anti-cancro, molte ricerche hanno dimostrato la presenza di molecole anti-cancro all’interno di alcuni cibi. Così quasi la metà dei tumori potrebbero essere prevenuti se si adottasse un’alimentazione adeguata per tutta la vita. Una statistica recente condotta al Karolinska Institute di Stoccolma ha addirittura dimostrato che una dieta corretta nei pazienti operati di tumore ne favorisce la guarigione. A conferma di ciò anche lo studio condotto dalla rivista scientifica Plos One su 522 pazienti oncologici dimessi dopo un intervento. Il consumo di cibi sani e una costante attività fisica sembra diminuiscano il rischio di morte prematura.

Via dunque a cereali integrali, legumi, frutta e verdura. Così come indicato nelle linee guida del Codice europeo contro il cancro e del Fondo mondiale per la ricerca sul cancro. Stop ad alimenti ricchi di zucchero e grassi e alle carni conservate. Meno carni rosse ad elevato consumo di sale.

Sebbene le raccomandazioni siano chiare e non lascino dubbi, gli ospedali italiani che hanno adottato un’alimentazione adeguata per i malati di tumore si contano sulle dita di una mano. Non è servito neanche l’input lanciato dall’accordo Stato-Regioni di fine 2017. Un documento in cui sono state approvate le Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici. Di fatto, un modello proposto a tutte le regioni italiane in grado di offrire ad ogni paziente con tumore, un programma nutrizionale personalizzato da associare al trattamento oncologico.

Cosa si mangia in ospedale

Cosa frena dunque l’adeguamento degli ospedali? A parlarne è Franco Berrino, ex direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “In generale, la classe medica non ha una preparazione adeguata sul ruolo della dieta per favorire la guarigione e prevenire l’insorgenza di recidive. In particolare, un giovane appena laureato in medicina non ha studi del genere alle spalle. Questa mancanza di cultura si riflette in una bassa attenzione alla dieta e alle linee guida alimentari all’interno degli ospedali”.

Anche gli alimenti scelti dalle strutture non sono sempre idonei. Basti pensare che negli ospedali distribuiscono anche ai malti di tumore cibi ricchi di zuccheri, altamente dannosi per loro. “Ad esempio – dice Berrino – uno dei pasti tipici degli ospedali è il prosciutto con il purè di patate. Grave che si ignori che il secondo aumenta la glicemia e il primo è altamente sconsigliato dalle linee guida del Codice europeo contro il cancro, come tutte le carni lavorate. Per non parlare del fatto che nelle corsie di ospedale si trovano distributori di bevande zuccherate, altro alimento sconsigliato nella prevenzione. Succede perfino qui nell’Istituto Tumori di Milano. Tra l’altro bisognerebbe dare ai malati l’esempio e aiutarli così a capire cosa non dovrebbero fare dopo le dimissioni”.

Da evitare anche il pane bianco e le farine raffinate, ma secondo lo specialista “ciò non avviene per una certa inerzia delle amministrazioni degli ospedali, che sperano di risparmiare affidandosi a ditte esterne le quali non hanno alcuna conoscenza di come la dieta possa aiutare il malato. Di fatto, però, risparmierebbero molto di più con diete corrette e calibrate”. Inoltre, sembra che pochissime strutture sanitarie inseriscano nelle lettere di dimissione i consigli sull’alimentazione da seguire a casa.

Per fortuna alcuni ospedali in Italia fanno la differenza. E tra questi il Policlinico San Donato di Milano, il Policlinico Sant’Orsola di Bologna o l’Ospedale di Mantova. Ospedali virtuosi che hanno deciso di tenere conto delle linee guida del Codice europeo e lavorare su più fronti insieme a differenti specialisti, per garantire così una più veloce ed efficace guarigione dei pazienti.

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Siciliana d'origine, sono nata e cresciuta nel capoluogo di provincia più alto d'Italia, Enna. Una laurea in Giornalismo, una specializzazione in riprese e montaggio video e un diploma come Infermiera Volontaria della Croce Rossa Italiana. Dal 2008 sono iscritta all'Ordine dei Giornalisti. Lavoro come giornalista, videomaker, OSSS e mamma. Credo nel lavoro di squadra, nella forza del web, nella determinazione e professionalità. Creativa e avida di conoscenza, coltivo molti interessi. Non sopporto i “furbetti". Adoro confrontarmi con gli altri e mettermi alla prova, sul lavoro e nella vita privata.

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